Siamo randonneurs?

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  • 01/01/2018
  • Antonio Corte
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In Italia e non solo, la parola randonnèe va a prendere un significato che non è esattamente quello letterale tradotto dalla lingua francese. Di solito viene associata la definizione randonneur ad un ciclista, che percorre tratte di lunga percorrenza, in piena autonomia, senza alcun aiuto in supporto restando dentro fra una tempistica minima e massima, in teoria senza la variabile agonistica, ma sempre in un contesto organizzato.

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La parola randonnèe va a centrarsi molto sulla definizione “escursione” e questo dovrebbe già far capire bene come dovrebbero essere chi viene considerato con il termine randonneur. Dal dizionario francese la parola randonnèe viene tradotta in italiano in “escursione, gita, passeggiata”, praticamente può essere associata a molti sport e non solo tipo il running, passeggiate con le ciaspole, alpinismo, ciclismo ed a tutti gli sport che implicano un movimento prettamente all’aperto, pertanto possiamo chiederci, se una bella famigliola parte con lo zaino in spalla e si incammina fra le montagne o in campagna percorrendo sentieri non conosciuti arrivando a destinazione dopo ore di cammino sono da considerarsi dei veri randonneurs? Ebbene sì.

Visto che questo è un sito dove si entra per cercare notizie, informazioni o altro legato al mondo delle biciclette andiamo ad associare il termine randonnèe in ambito ciclistico. Il piacere di pedalare senza avere un percorso tracciato sarebbe già una bella cosa, partire in bicicletta alla ricerca di strade senza sapere dove queste andranno a finire, senza sapere quanto tempo si impiegherà per far ritorno a casa, immergersi fra le campagne, la voglia di provare salite mai pedalate o di infilarsi in stretti vicoli di città trafficate andando alla ricerca di piccoli particolari mai visti, forse questo sarebbe un bel inizio per essere attribuiti del termine di ciclista randonneur.

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Le manifestazioni chiamate randonnèe che noi andiamo a correre e ad organizzare non hanno niente a che vedere con il termine sopra citato. Arrivate in Italia ancora nel passato millennio avevano inizialmente pochi discepoli a seguito, poco attrattive per un popolo di corridori quali sono gli italiani, troppo spartane, difficili per le lunghezze con a volte condizioni meteo avverse, per il pedalare in notturna che comportava l'uso dei fanali, cosa questa vista come un tabù e consentito solo alle signore e signorine o a chi doveva usare la bicicletta in un uso quotidiano per raggiungere il posto di lavoro.

Le cose cambiano assieme ai tempi, molti corridori merito internet o tramite i passaparola vengono a conoscenza di queste manifestazioni da correre in bicicletta chiamate randonnèe, che in Italia, da poche (pochissime) manifestazioni dei primi anni 2000 sono passate alle 57 edizioni del 2013 anno di nascita dell’ARI e anno che il sottoscritto ha iniziato a parteciparvi, per arrivare al 2018 con oltre 200 manifestazioni in calendario (215 per l’esattezza). Costi minimali per i partecipanti, merito dei costi organizzativi molto più bassi delle gran fondo e percorsi sempre nuovi e belli da pedalare hanno fatto sì che il mondo dei corridori si avvicinasse in massa a questo tipo di corse soprattutto nelle brevi distanze.

Purtroppo ho iniziato a chiamarle corse e il perché è chiaro, si corre dove il tempo minimo molte volte non viene più considerato portando le medie “corsa” a livelli semi professionistici, dove i percorsi sono super segnalati altrimenti i partecipanti perdono troppo tempo nel leggere un navigatore o il roadbook, dove vengono pubblicati i tempi di arrivo generando così delle vere e proprie classifiche elogiando i primi arrivati (mancano solo le medaglie), dove i bag drop sono autorizzati, inversamente di quanto scritto nell’art. 10 del regolamento ACP che ricorda la regola dell’autonomia totale durante il percorso, dove sono stati inseriti ristori degni delle migliori e note gran fondo con pasta party finale e gadget ricordo per far sì che la manifestazione non la si possa dimenticare, mai. Tutto questo per rendere la corsa più appetibile, accattivante ed alla fine agonistica per attirare un pubblico sempre maggiore di “corridori” con la C maiuscola. Mi sfiora, ma non troppo, anche l’idea che per molti enti organizzatori e altro, questo tipo di eventi siano diventati anche un gran bel business, mah!

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Le domande a questo punto sorgono spontanee. Ma allora perché chiamarle ancora randonnèe? Cosa hanno in comune con questo vocabolo dette manifestazione? Dove stanno le escursioni e le gite? Perché non considerarle corse agonistiche come tutte le altre corse di biciclette? Perché non ripristinare le vere randonnèe riportando queste manifestazioni in un contesto dove prevale ancora lo spirito rando, puro, spartano e semplice, dove chiunque possa cimentarsi, questa volta, in piena e vera autonomia magari potendo utilizzare tempistiche più da umani che da sportivi?

Ultimamente, da quello che vedo e che sento ho una strana sensazione, dei sentori di stanca da parte dei primi, vecchi e veri randonneurs italiani che ho avuto la fortuna di conoscere, alcuni si sono già staccati da questo mondo altri pensano nel prossimo futuro di farlo.

A questo punto qualcuno potrebbe storcere il naso leggendo quello scritto sino ad ora, tranquillamente potrebbe dire che chi qui scrive predica bene e razzola male sapendo che la nostra associazione organizza una “corsa” annuale. Non per fare retorica ma credo invece che il termine più giusto in questo caso riprendendo la massima sopra scritta sia dire, che qui si predica male, visto che sto criticando e non poco l’operato di enti ed Associazioni e si sta razzolando assai bene perché andiamo ad utilizzare la struttura enti ed altro chiamando tutto “manifestazione” al solo scopo di recuperare più iscritti possibile per un incasso da donare che sia più cospicuo possibile.

Le critiche gratuite non le ho mai condivise, queste mie vogliono essere assolutamente costruttive e spero siano di buon auspicio per un possibile cambiamento del movimento randonnèe italiano, insomma un bel futuro con un ritorno nel passato.

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Sicuramente con questo articolo mi troverò contro il 95% degli attuali promotori e partecipanti di queste corse e questo poco importa. Le domande finali che sono poste in questa analisi sono rivolte al 5% restante di ciclisti che come me vedono e trovano nella bicicletta ancora il modo di pedalare in piena libertà, senza vincoli e restrizioni.

A domanda iniziale posso rispondere in tranquillità, sì mi sento sempre più un randonneur.

Roseo futuro a tutti ed un buon anno di pedalate

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