Il treno delle Dolomiti

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  • 21/08/2018
  • Antonio Corte
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Alle prime luci dell’alba la città ancora dorme, poche auto e nessun passante per strada, bello correre di primo mattino per le vie della città in bicicletta, proprietari quasi unici delle strade. Alla stazione suona il fischietto del capo treno, puntuale alle 6:55 parte il convoglio per Calalzo di Cadore, pochi vagoni compongono “il treno delle Dolomiti”, un regionale festivo tutto nuovo con partenza da Vicenza (ci sta anche un treno con partenza da Venezia) che Trenitalia mette a disposizione per chi volesse arrivare alle pendici delle Dolomiti senza cambi di treno in poco più di tre ore.

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Il viaggio in treno, sebbene questo sia comodo, diventa col passare del tempo alquanto noioso, poca gente partente che poi aumenta non di molto nelle varie fermate. Le biciclette sono a vista alloggiate nel vagone centrale, se non ho contato male sono una decina le postazioni, alcune con ganci dove appenderle e altre con blocco a pavimento, tutte molto stabili, altro spazio per parcheggiare eventuali biciclette ci stava sebbene non delimitato pertanto credo che in caso di gite con comitive numerose il capo treno riesca sistemare le biciclette anche al di fuori della zona dedicata. A quel che si dica il treno arriva con una puntualità incredibile, poco dopo le dieci si scende, stazione Calalzo Pieve di C. – Cortina, il tempo per preparare la bicicletta, borracce, strumenti di misura e leggere il punto di partenza della traccia che i pedali iniziano a girare.

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Dagli 800 m. di quota di Calalzo si sale da subito, direzione Cortina d’Ampezzo, poca strada aperta al traffico per poi iniziare a correre nella ciclabile, bella ma a tratti trafficata da pedoni, pazienza oggi sono cicloturista vero (per adesso).

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È di circa 35 km. la distanza fra Calalzo e Cortina e già ci si deve fermare per catturare immagini di panorami molto belli, la ciclabile stretta ma asfaltata con dei piccoli tratti di sterrato battuto è ben percorribile ma ad un certo punto si arriva in una zona delimitata dove si vedono dei lavori di sistemazione della stessa, da qui in poi consiglio di uscire dalla pista ed andare nella statale per gli ultimi chilometri verso Cortina che oramai dista molto poco.

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Sempre molto attiva Cortina, molta gente nelle vie del centro ed il traffico intenso va abbastanza a rilento, parto da qui per la prima vera salita, dai 1200 m. di Cortina devo arrivare ai 2200 m. del Passo Giau.

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Esco dal centro e seguo direzione Passo Falzarego, lo sguardo si alza e vedo la cittadina sotto di me chiusa da una cornice unica, le Dolomiti. Pochi chilometri percorsi nella SR48 per poi deviare a sinistra nella SP638 seguendo il segnale stradale che mi indica Passo Giau, strada molto bella inizialmente in leggera discesa, priva di traffico, probabilmente per l’ora prossima alla pausa pranzo, la molta vegetazione da un senso di respiro pulito, la temperatura è ottimale, sto bene le gambe sono a posto ed il respiro va lento. La volontà di fare per tutto il giorno il cicloturista sta per scemare, da molto tempo non faccio una bella corsa dove il battito del mio cuore inizia a salire e restare alto per più di cinque minuti e quale occasione migliore di questa per farlo? Mancano dieci chilometri alla cima con 700 m di dislivello ed è ora di spremere questo insieme di muscoli e motore da troppo tempo assopiti, la pedalata inizia ad essere importante nella spinta ed il supporto che la bici mi dà è enorme, più spingo più sento forza che mi viene fornita in aggiunta, il cuore stabilizzato sopra 150 bpm mi fa volare in salita, si suda ma si viaggio veloce, esageratamente veloce, supero e saluto dei ciclisti che al mio passaggio sorridono in maniera fragorosa senza maledirmi per poi seguirmi con lo sguardo perdendomi subito dopo fra le curve.

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Troppo veloce l’ascesa, lo scenario si apre, lì poco più su sulla destra il rifugio del passo Giau ai piedi del Nuvolau (2.574 m) e dell'Averau (2.647 m) e tutto attorno una catena quasi unica di montagne incredibili, le Tofane, la Croda Rossa, il Pelmo, il Pomagagnon, il Cristallo e Croda da Lago, il massiccio del Sella e la Marmolada, vista stratosferica, torno a fare il cicloturista immortalando il tutto con lo smartphone e con un piccolo video che potete vedere qui.

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Dal cartello coperto da molti adesivi ancora si legge Passo Giau m. s.l.m. 2236, ultime foto e poi inizio a scendere.

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Temperatura fresca, riappare il sole che non c’era nel versante della salita decido così di non indossare l’antivento e scendere veloce.

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Una discesa ripida con pendenze a doppia cifra, Selva di Cadore e poi in breve tempo arrivo ad Alleghe, pregevole e nota località a quota 1000 m. con il suo piccolo lago a cui dà il nome.

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Oggi non mi risparmio nella funzione di fotoreporter anche perché i posti che sto percorrendo chiedono proprio di essere ripresi e rivisti. Pedalo veloce senza fatica sulla discesa che mi porta ad Agordo che passo senza sosta per aver la possibilità di altre fermate più avanti.

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Meno di un chilometro dopo Agordo abbandono la SP347 giro a destra e prendo la SP3 che poi diventerà SP2 inizio a salire verso Rivamonte, sulla sinistra in basso la valle che ho appena lasciato dove scorre il torrente Cordevole a fianco della strada che porta a Feltre. Arrivo ad Angoletta con i suoi 1000 m. di quota ed inizio la discesa che mi porterà verso una fra le più belle valli pedalabili che io abbia mai fatto, la Valle del Mis.

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Conosciuta anni fa in una randonnèe e poi mai più percorsa oggi la ritrovo con gran piacere, stretta, tortuosa, con le sue brevi ma buie gallerie ed il suo lungo lago sulla sinistra dove nelle calde estati i bagnanti arrivano in massa al punto da non poter parcheggiare ai bordi della strada, non lascerò passare ancora molto tempo prima di tornare con la mia due ruote.

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Seguendo la segnaletica della ciclabile di Feltre trovo Sospirolo, San Gregorio nelle Alpi e Cesiomaggiore, un continuo e leggero salire e scendere restando sempre in quota collinare. 140 km. già percorsi, arrivo a Pedavena, adesso pausa, si mangia e si beve, piccola deviazione di qualche centinaio di metri dalla traccia per arrivare in birreria dove la ristorazione con wurstel senape e patatine il tutto annegato da un boccale di freschissima birra mi rimette a nuovo.

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Mancano ottanta chilometri per arrivare a casa e non sono stanco di pedalare sebbene il caldo inizi ad essere opprimente, via veloce, Fonzaso, Frassenè, Arsiè e Rocca con il suo lago di Corlo.

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Ultima breve salita che porta al borgo di Incino che evito di entrarci restando nella strada sotto, la discesa per la stretta e sporca carreggiata ricoperta dal fogliame generato dal boschetto e dalle erbacce cresciute ai bordi della via mi porta al ponte sul torrente Cismon dove poche decine di metri dopo mi fermo per l’ultima volta in una delle fontane di Cismon del Grappa. Passato il ponte di legno inizio la corsa nella vecchia Valsugana, c’è ancora molta energia nelle gambe che mi fanno salire ancora una volta il cuore sfrecciando veloce nella conosciutissima strada, Bassano del Grappa e poi gli ultimi chilometri di bollente pianura fino a casa. Ecco i numeri di questo Tour pazzesco con partenza in treno da Vicenza, arrivo a Calalzo di Cadore, salito a Cortina d’Ampezzo ed al Passo Giau per far ritorno a casa in bicicletta, 225 km., 2700 m. dsl positivo ed un quintale di puro divertimento.

Auguro a tutti buon viaggio.

P.S. Potete richiedere la traccia del percorso inviando una mail a info@bikevicenza.it o commentando l'articolo qui sotto.

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